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Sciopero Slai-Cobas del 5 luglio 2019

Sembrerà una risposta tardiva, ma così non è, perché nella filosofia di lavoro di  Locride Ambiente, pur nel rispetto delle diverse posizioni, c’è un principio inderogabile: agire secondo legge  e,  soprattutto, ispirarsi alla verità oggettiva, anche nel momento  dell’affermazione delle proprie posizioni.

Ed è ciò che è stato fatto pure in occasione dello sciopero, attuato lo scorso 5 luglio dai lavoratori addetti alla raccolta dei rifiuti, che aderiscono al sindacato Slai-Cobas.

Uno sciopero, che non si fa fatica a definire sorprendente, sebbene venga ribadito il concetto che i diritti sindacali sono assolutamente osservati dalla Governance di questa Società.

I servizi giornalistici  realizzati nelle ultime settimane, secondo i quali Slai-Cobas ha ritenuto insoddisfacenti le motivazioni addotte da Locride Ambiente e ha ritenuto di dovere annunciare  ed effettuare la giornata di astensione dal lavoro, diventano per  la  Società occasione importante per chiarire alcuni concetti ma, soprattutto, per ribadire la massima tranquillità  in ordine alla gestione quotidiana del lavoro, alle emergenze, alla programmazione, e, ovviamente,  ai rapporti con i sindacati.

 

Interazioni, che hanno  visto sempre Locride  Ambiente cercare il dialogo e impegnarsi alla individuazione di tutte le soluzioni possibili e sollecite, per garantire i diritti dei dipendenti. Bisogna sottolineare che con tutto il movimento sindacale le possibilità di confronto sono state costantemente considerate e rese, nel rispetto delle posizioni, fruttuose. Spiace rilevare che con Slai-Cobas questo risultato, almeno al momento, non sia stato possibile. Peraltro, senza timore di smentita, ciò che è stato ottenuto, nel recente passato, da Slai-Cobas, corrisponde al risultato ottenuto, senza asprezze e senza dichiarazioni a mezzo stampa quanto meno non consone, dalle altre sigle.

Quanto alle motivazioni dello sciopero attuato e motivato principalmente con un grave ritardo nei pagamenti,  Slai-Cobas ha asserito realtà che tali non sono.  Ebbene, non si ha alcuna remora a dichiarare che c’è una sola mensilità di ritardo. A voler essere fiscali, al momento della diffusione di questo comunicato stampa, si è arrivati al mese e mezzo. Un margine,  che avrebbe dovuto consigliare una tolleranza da parte di Slai-Cobas, che dimentica, o fa finta di dimenticare, gli obblighi  ai quali Locride Ambiente deve fare quotidianamente fronte.

La Società ha un credito corrente nei confronti di alcuni comuni di 2 milioni e 400 mila euro. Questo è un particolare di rilevante importanza, perché si deve considerare che a fronte del credito vantato si devono attivare, per il recupero dello stesso, le previste procedure legali, con consistenti aggravi di spesa. Non è questa una motivazione che possa giustificare validamente il ritardo nei pagamenti ai lavoratori? La domanda è retorica, perché non può non avere risposta affermativa, sebbene Slai-Cobas  sostenga che i dipendenti sono  di Locride Ambiente e non dei Comuni e che quindi debba essere la società a provvedere comunque agli stipendi. Una dichiarazione questa, che ha il sapore della strumentalizzazione, perché è chiaro, e dovrebbe esser implicito, che il rispetto delle scadenze da parte degli enti interessati è la base necessaria per questa società, affinché provveda regolarmente a tutti gli obblighi di spesa.

Ma non solo questo. Ci si dimentica che  Locride Ambiente ha il dovere di essere in regola con il Durc, elemento fondamentale per ottenere i pagamenti delle somme mensili dalle amministrazioni comunali che, in difetto, non pagherebbero quanto da esse dovuto fino alla regolarizzazione della situazione. Rispettare i parametri che consentono di essere in regola con il Durc comporta veri e propri sacrifici e autentici miracoli, con inevitabili ripercussioni sulle dinamiche finanziarie.

Nel dialogo che Locride Ambiente ha cercato con Slai-Cobas, si è fatto riferimento anche alle questioni igienico-sanitarie certo. Nemmeno si fosse invocato il diavolo. A luglio, con la canicola in atto o incipiente, la società non deve, in modo particolare, porsi questo problema? Non deve fare in modo che la raccolta dei rifiuti prosegua senza sospensioni? Sa Slai-Cobas che se si interrompesse la quotidiana attività, la società potrebbe rispondere del reato di interruzione di pubblico servizio?

Slai-Cobas contesta inoltre che da parte aziendale non siano state espletate le pur richieste procedure di raffreddamento e di conciliazione. Ebbene, siamo davvero all’assurdo. Quello che si doveva fare è stato fatto.

Hanno voluto scioperare? Locride Ambiente non poteva far finta di niente. D’impegno ha rimodulato turni e fronteggiato la situazione.  I rifiuti andavano raccolti. E senza condizioni o condizionamenti subliminali.

Slai-Cobas queste considerazioni non le fa e annuncia alla stampa che non sono solide -le definisce addirittura “chiacchiere”- le motivazioni dell’azienda.

A proposito di diritti, un’altra accusa che è piovuta da Slai-Cobas è la seguente: lavoratori spostati da un cantiere all’altro senza preavviso, come nel caso di Bagnara, cittadina dalla quale alcuni operatori si devono spostare a Palmi giornalmente per prelevare e poi posare gli automezzi utilizzati per la raccolta. E’ vero il particolare, ma esso non rappresenta una violazione di diritti, perché  il sindacato dimentica di aggiungere che tali spostamenti sono stati ampiamente previsti e cristallizzati in uno specifico capitolato. In esso si prevede un’area di territorio ben più ampia della distanza esistente tra Bagnara e Palmi.

Quindi, nella piena legittimità, Locride Ambiente continua il suo percorso. E senza remore conferma la sua linearità di condotta non solo nella gestione del personale, ma anche nei rapporti con gli alti livelli istituzionali, con i quali, per propensione e ribadiamo, per filosofia aziendale, interloquisce. Eppure, Slai-cobas sembra non volersene accorgere, tanto da ripetere le stesse contestazioni (Locride Ambiente serenamente le respinge) che hanno portato allo sciopero, in una lettera aperta datata 23 luglio 2019 e indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro del Lavoro al Prefetto di Reggio Calabria. In essa, il sindacato, oltre a rimarcare (sembra una ossessione) quanto già dichiarato e ripreso in questo comunicato stampa, accusa Locride Ambiente di avere applicato illecitamente il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Multiservizi, anziché il contratto Fise-Assoambiente, con l’intento di risparmiare soldi. Nessuna illiceità, solo piena trasparenza. Ma che sia Slai-Cobas  a sottolineare questo particolare non lascia segno, in ragione del fatto che questa sigla risulta non essere firmataria di nessuna delle due forme contrattuali nazionali. Locride Ambiente si dice pronta a confrontarsi in ogni sede istituzionale e dimostrare la propria correttezza.

Non è intenzione di Locride Ambiente snobbare le rivendicazioni sindacali, sia chiaro. Peraltro, si ribadisce la buona interlocuzione con il resto delle sigle, che non rinunciano, si ribadisce, al loro ruolo e all’utilizzo delle rivendicazioni. Questa società, per la formazione culturale e di lavoro dei componenti della  sua governance, ha l’obiettivo di mantenere e rendere sempre più solida la propria attività, secondo il principio della collaborazione operosa, che non significa  imporre ai lavoratori abitudini e riti fuori norma. Questa società ha investito principalmente in legalità e su questo concetto, tutt’altro che astratto, ha impostato la propria vita aziendale. Vita, che non può prescindere da un rapporto di fiducia con i dipendenti, che mai si vorrebbe minare, anche a fronte di dichiarazioni fuorvianti.

Locride  Ambiente è stata ed è rigorosa su tutto, anche sul profilo dei suoi lavoratori. In ragione di ciò, mai mortificherebbe, attraverso i suoi dirigenti, padri di famiglia e giovani uomini che hanno il culto del ben operare.  

Siderno, li 27 luglio 2019

LOCRIDE AMBIENTE SPA

Ufficio Stampa